Riflessioni utili

Insieme sulla via degli ultimi, secondo lo stile del Vangelo, con creatività

PERCORSI DI PASTORALE DELLA CARITÀ

Rilancio e strategia 2023-2027

«La ricorrenza dei 50 anni è una tappa di cui ringraziare il Signore per il cammino fatto e per rinnovare, con il suo aiuto, lo slancio e gli impegni. A questo proposito vorrei indicarvi tre vie, tre strade su cui proseguire il percorso. La prima è la via degli ultimi. È da loro che si parte, dai più fragili e indifesi…Se non si parte da loro, non si capisce nulla… La carità è la misericordia che va
in cerca dei più deboli, che si spinge fino alle frontiere più difficili per liberare le persone dalle schiavitù che le opprimono e renderle protagoniste della propria vita… È bello allargare i sentieri della carità, sempre tenendo fisso lo sguardo sugli ultimi di ogni tempo… partendo dagli occhi del povero che ho davanti…perché guardando gli occhi dei poveri guardiamo la realtà in un modo differente… perché è la prospettiva di Gesù. Sono i poveri che mettono il dito nella piaga delle nostre contraddizioni e inquietano la nostra coscienza in modo salutare, invitandoci al cambiamento. Una seconda via irrinunciabile: la via del Vangelo. È lo stile dell’amore umile, concreto ma non appariscente, che si propone ma non si impone. È lo stile dell’amore gratuito, che non cerca ricompense. È lo stile della disponibilità e del servizio, a imitazione di Gesù che si è fatto nostro servo. È lo stile descritto da San Paolo, quando dice che la carità «tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta» (1 Cor 13,7)… Abbiamo bisogno che le Caritas e le comunità cristiane siano sempre in ricerca per servire tutto l’uomo, perché “l’uomo è la via della Chiesa”, secondo l’espressione sintetica di San Giovanni Paolo II (cfr. lettera enciclica Redemptor hominis, 14)… Ci sono due mappe evangeliche che aiutano a non smarrirci nel cammino: le Beatitudini (Mt 5,3-12) e Matteo 25 (vv. 31-46).
E la terza via è la via della creatività. La ricca esperienza di questi cinquant’anni non è un bagaglio di cose da ripetere; è la base su cui costruire per declinare in modo costante quella che San Giovanni Paolo II ha chiamato fantasia della carità (cfr. lettera apostolica Novo millennio ineunte, 50). Non lasciatevi scoraggiare di fronte ai numeri crescenti di nuovi poveri e di nuove povertà. Ce ne sono tante e crescono! Continuate a coltivare sogni di fraternità e ad essere segni di speranza. Contro il virus del pessimismo, immunizzatevi condividendo la gioia di essere una grande famiglia. In questa atmosfera fraterna lo Spirito Santo, che è creatore e creativo, e anche poeta, suggerirà idee nuove, adatte ai tempi che viviamo».
Papa Francesco, Discorso ai membri della Caritas italiana nel 50° di fondazione, 26 giugno 2021

INDICE
1. Premessa
2. Sintesi
3. Nota metodologica
4. La missione di Caritas Italiana
5. Lo scenario di riferimento
6. La visione che orienta l’azione di Caritas Italiana
7. Il ruolo e le funzioni di Caritas Italiana nella prospettiva 2023-27
8. I principi dell’azione di Caritas Italiana e le attenzioni trasversali
9. Aperti all’inatteso

https://www.caritas.it/wp-content/uploads/sites/2/2023/07/Percorsi-pastorale-Strategia-2023-2027.pdf

 

“AGIRE CON RETTITUDINE”

È il messaggio che ci dona Gesù nel Vangelo della messa di oggi, con la parabola dell’uomo che aveva due figli, i quali, come nel seguito della parabola, scopriamo avere ognuno ……due cuori!

Sembra molto strano, ma se stiamo attenti, ci accorgiamo che è anche la nostra esperienza, perché anche noi abbiamo un cuore che dice si e uno che dice no.

Notate il primo figlio che dice si all’invito del Padre di andare alla vigna, ma poi non ci va, ed invece il secondo che dice no, ma poi si pente e va.
Per caso non è così la nostra vita?
Persone e cuori incompiuti e contraddittori…anche se a cammino verso un cuore unificato?

Il problema dell’agire con rettitudine non sta solo nei no o nei si dati a Dio, ma è molto più profondo. Dobbiamo andare dentro il nostro intimo e domandarci seriamente sul come ci rapportiamo col padrone, che poi è Dio.

Vediamo in Lui un padrone che dà ordini, che inventa ogni giorno regole da obbedire, invece di scoprirlo ad ogni momento come un Padre d’amore che ci vuol donare in Gesù la più bella notizia che è il Vangelo dell’amore?
Un Padre che ci invita ogni giorno a vivere da fratelli per i quali l’unica legge è l’amore?

Un Padre che non vuole mettere nuovi paletti o ostacoli nel nostro cammino, ma ci vuole mostrate orizzonti nuovi e festosi che solo il fare le cose per amore può donare?
Un Padre che ci vuol donare ali nuove per camminare e, perché no, volare più leggeri, più veloci, più felici, amandoci come fratelli; dondoci la sua stessa vita, il suo paradiso?

Agire con rettitudine allora è fare le cose per amore e quindi con onestà, con giustizia, con sincerità, con lealtà e con fedeltà, vedendo nell’altro non un nemico o un competitore, ma un fratello col quale camminare insieme, aiutandoci e crescendo insieme.

Qualcuno da amare senza pretese e con cuore puro; qualcuno cui riconoscere e valorizzare le qualità e la bellezza, per poter fiorire insieme nel progetto che Dio vuol realizzare su di noi.

Vivere con rettitudine è sperimentare la gioia che solo l’amore vero può dare, del vedere realizzarsi in noi, il superamento del cuore diviso in due, del quale lo stesso Paolo diceva: “Faccio quello che non vorrei fare e non faccio invece quello che voglio fare”.
E così prenderci per mano con gli altri per agire con rettitudine, camminando gioiosi verso il cuore unificato del quale parla la parabola di oggi.

Cammino lungo, di tutta la vita, che però sfocia ….nel cuore di Dio.

Don Nino Carta
1.10.2023

Caro amico/a…

è bene ricordare e rileggere con calma le parole che San Paolo scrisse alla comunità di Corinto e che oggi sono sempre più vive in tutti noi

1Corinzi 13

1 Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna.
2 E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla.
3 E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova.
4 La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, 5 non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, 6 non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. 7 Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. 8 La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. 9 La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. 10 Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. 11 Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l’ho abbandonato. 12 Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto.
13 Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!

Papa Francesco: «È la carità che ci fa essere»

Il messaggio di Papa Francesco ai partecipanti alla 22esima Assemblea generale di Caritas Internationalis

«È importante ritornare alla fonte, l’amore di Dio per noi, perché l’identità di Caritas Internationalis dipende direttamente dalla missione che ha ricevuto. Ciò che la distingue dalle altre agenzie che operano nell’ambito del sociale è la sua vocazione ecclesiale e, all’interno della Chiesa, ciò che ne specifica il servizio rispetto alle tante istituzioni e associazioni ecclesiali dedite alla carità è il compito di coadiuvare e agevolare i Vescovi nell’esercizio della carità pastorale, in comunione con la Sede Apostolica e in sintonia con il Magistero della Chiesa». Così si è rivolto papa Francesco ai circa 400 partecipanti alla 22esima Assemblea generale di Caritas Internationalis, in rappresentanza delle 162 organizzazioni nazionali, che operano in 200 Paesi e territori del mondo.

Durante l’appuntamento, in programma dall’11 al 16 maggio – sul tema “Costruire nuovi cammini di fraternità”, che si ispira alla Lettera Enciclica Fratelli Tutti – verranno eletti i vertici che guideranno la Confederazione Caritas nei prossimi quattro anni, fino al 2027.

Nel corso dell’udienza privata, che ha inaugurato i lavori dell’assemblea, il Santo Padre ha incoraggiato i partecipanti a proseguire nell’impegno al servizio della carità, invitandoli a rileggere con attenzione l’Esortazione post-sinodale Amoris Letitia. In particolare, il quarto capitolo, che si riferisce alla vita famigliare e matrimoniale, ma che “contiene degli spunti che possono tornare utili ad orientare il lavoro che vi attende in futuro e dare nuovo impulso alla vostra missione”.

Altro punto di riferimento per il pontefice è l’inno alla carità di San Paolo, che sottolinea come ogni sforzo, ogni azione buona, non sia “piena” senza la vera carità: «Anche le azioni più straordinarie, la generosità più eroica, persino il distribuire tutti i propri averi per darli agli affamati (1 Cor 13,3), senza la carità non valgono nulla».

«È la carità che ci fa essere – ha dichiarato Papa Francesco -. Quando accogliamo l’amore di Dio e amiamo in Lui, attingiamo alla verità di ciò che siamo, come individui e come Chiesa, e comprendiamo a fondo il senso della nostra esistenza. Non soltanto capiamo l’importanza della nostra vita, ma anche quanto sia preziosa quella degli altri. Distinguiamo chiaramente come ogni vita sia irrinunciabile e appaia come un prodigio agli occhi di Dio».

«L’amore ci fa aprire gli occhi, allargare lo sguardo – ha continuato il Pontefice -, ci permette di riconoscere nell’estraneo che incrociamo sul nostro cammino il volto di un fratello, con un nome, una storia, un dramma a cui non possiamo rimanere indifferenti. Alla luce dell’amore di Dio, la fisionomia dell’altro emerge dall’ombra, esce dall’insignificanza, e acquista valore, rilevanza. Le indigenze del prossimo ci interrogano, ci scomodano, ci provocano alla sfida della responsabilità. Ed è sempre alla luce dell’amore che troviamo la forza e il coraggio di rispondere al male che opprime l’altro, di rispondere in prima persona, mettendoci la faccia, il cuore, rimboccandoci le maniche».

«Vuoi sapere se un cristiano vive la carità?». È la domanda che il Santo Padre rivolge a ognuno di noi. «Allora guarda se è disposto ad aiutare di buon grado, con il sorriso sulle labbra, senza brontolare e adirarsi. La carità è paziente, scrive Paolo, e la pazienza è la capacità di sostenere le prove inaspettate, le fatiche quotidiane, senza perdere la gioia e la fiducia in Dio. Per questo è il risultato di un lento travaglio dello spirito, in cui si impara a dominare se stessi, prendendo coscienza dei propri limiti».

Infine, papa Francesco ha chiesto ai membri della Caritas Internationalis di essere “uniti nella diversità”, diventando dei veri “discepoli missionari”, e di accompagnare le chiese locali nel loro impegno fattivo alla carità pastorale.

«La sfida di un laicato consapevole e maturo – ha sottolineato – è più che mai attuale, perché la loro presenza si estende in tutti quegli ambiti che toccano direttamente la vita dei poveri. Sono loro che possono esprimere, con libertà creativa, il cuore materno e la sollecitudine della Chiesa per la giustizia sociale, compromettendosi nell’arduo compito di cambiare le strutture sociali ingiuste e promuovere la felicità della persona umana».

“DONARE CON GIOIA”

Immersi come siamo nell’amore di Dio, non possiamo non donare quest’amore sprigionando da tutti i pori la gioia che ci dona.
L’amore e la gioia infatti sono inseparabili, per cui il “donare con gioia” per noi prima di un dare, è un essere, un essere gioia; nessuno infatti da quello che non ha.

Un essere gioia che per noi cristiani è essere presenza viva di Cristo, perché la gioia per noi ha un volto, è una persona viva, è Lui, il Dio in noi e tra di noi.

È la sua presenza in ogni momento della nostra vita che avvolge di gioia di cielo tutta la nostra giornata, per cui il “donarlo con gioia” deve diventare un vero stile di vita, un modo di essere e di vivere che si esprime attraverso tutti i nostri sensi e le nostre azioni.

1. un modo di guardare ogni cosa e ogni persona, illuminandole con la luce della gioia che abbiamo dentro, aiutando a trasformare le spine intorno a noi in fiori.
2. un modo di parlare e di dialogare, che profuma di accoglienza, di incontro, di tenerezza e di dolcezza.
3. un modo di toccare, che sa trasformare qualsiasi istinto di violenza in tenera carezza.
4.un modo di ascoltare, che fa di tutto il corpo l’espressione di un vuoto d’amore totale.
5. E infine un modo di sorridere, che spalanca il cuore degli altri, perché riscoprino la speranza e possano ripartire con rinnovato slancio dopo i momenti della tempesta.

Personalmente sento poi che per me prete, deve diventare un modo di celebrare per riuscire a contagiare tutti della gioia di poter donare Gesù-Parola con la mia voce, Gesù-Pane con le mie mani, Gesù-comunità sapendo creare un clima di famiglia.

Come vi avevo confessato un’altra volta, prima di ogni celebrazione sacramentale mi viene spontaneo pregare: “Nino, la gioia di celebrare se è un dono continuo per te, devi però donarla anche agli altri perché possano riscoprire anche loro il sacramento come gioia per la loro vita”.

Ognuno di noi è nato per essere un messaggio di amore e una lettera di gioia di Dio per gli altri. Ma, senza averla dentro, come possiamo donarla?
Corriamo il rischio di non essere il canale della gioia di Dio verso gli altri.

Per questo ogni persona che oggi incontreremo sia per noi come uno specchio, per scoprire la bellezza che ci risponderà sorridendo con gioia, se noi per primi le guarderemo gioiosi e sorridenti.

Dove non c’è gioia, metti un pò di gioia, coglierai ancora più gioia!

Don Nino Carta
27.9.2023

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