San Francesco, nel suo Testamento, ci ricorda la svolta della sua vita: «Il Signore diede a me, frate Francesco, di incominciare a fare penitenza così: quando ero nei peccati mi sembrava troppo amaro vedere i lebbrosi, e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia». Oggi, i nostri “lebbrosi” – coloro da cui la società spesso distoglie lo sguardo o che nasconde dietro la facciata del benessere – sono gli anziani soli, le famiglie schiacciate dal caro-affitti, i lavoratori il cui salario non basta più per il pane e la casa, i giovani feriti nell’anima. La povertà che incontriamo nei nostri Centri di Ascolto non è più una parentesi di passaggio, ma è divenuta una croce pesante e cronica. Come ci ricordano le Fonti Francescane , la vera carità non si limita a dare le briciole, ma ci chiede di «farsi prossimi» e «condividere la sorte». Negli ultimi due anni siamo stati chiamati a passare dall’assistenza materiale pura e semplice a un ascolto profondo, intero, orientato alla cura della persona nella sua dignità integrale. Insieme, scorgiamo nel nostro territorio tre grandi ferite che gridano la necessità di risanamento: La ferita dell’Abitare e del Pellegrinaggio Forzato: I nostri fratelli più poveri vengono progressivamente respinti dai centri storici turistici e ricchi di Frascati e Grottaferrata, spinti verso le frazioni e i comuni di corona. Diventano così come pellegrini senza dimora, affrontando il freddo della povertà energetica e la mancanza di vie e trasporti per muoversi e cura. La ferita del Lavoro Insufficiente: Come scriveva il Poverello d’Assisi nella Regola bollata (cap. V), «quelli ai quali il Signore ha dato la grazia di lavorare, lavorino con fedeltà e devozione», ma oggi vediamo fratelli che, pur lavorando con sudore, non riescono a pagare il tetto e le utenze quotidiane per le proprie famiglie. La ferita del Silenzio e dell’Isolamento degli Anziani: Negli ultimi dieci anni gli anziani soli assistiti sono quasi triplicati. Molti custodiscono nei loro occhi la “vergogna del declino”, rimanendo nascosti nelle case del centro con pensioni minime, costretti a scegliere tra la medicina per il corpo e il nutrimento. Accanto a loro, vi è poi una moltitudine “invisibile”: i ragazzi e i giovani chiusi nelle loro stanze catturati dal ritiro sociale e dall’ansia, le famiglie della classe media scivolate nell’indigenza che non osano varcare la soglia della Caritas, i lavoratori stagionali senza voce. Questa solitudine profonda porta spesso al crollo dello spirito e della salute mentale. Fratelli e sorelle, la Caritas non può e non deve ridursi a un mero ente burocratico o parastatale. San Francesco ci ammonisce nella Lettera a tutto l’Ordine : «Nulla di voi trattenete per voi, affinché vi accolga tutti Colui che a voi si dà tutto». La nostra pastorale deve riappropriarsi del suo volto carismatico, dove la fede agisce per attrazione e amore, non per imposizione. Per camminare insieme su questo sentiero, desidero porre al cuore alcuni interrogativi e punti aperti, invocando il vostro aiuto, la vostra saggezza e la vostra fraternità: Sui beni della Chiesa e l’Abitare: In che modo, nello spirito della povertà fraternizzata , possiamo mettere a disposizione le case, i locali inutilizzati delle nostre parrocchie, della diocesi e dei conventi per offrire una risposta concreta e temporanea a chi perde il tetto o vive la tragedia dello sfratto e della separazione? Sulla presenza nelle periferie e nelle frazioni: Come possiamo farci “frati itineranti” dell’ascolto, uscendo dalle nostre strutture per raggiungere a domicilio gli anziani, i malati e chi prova vergogna nel chiedere soccorso? Sui giovani e la speranza: Come trasformare le nostre realtà in luoghi di accoglienza e fraternità per i giovanissimi, contrastando la solitudine digitale, l’abbandono scolastico e il disagio mentale? Sulle alleanze nel territorio: In quale modo possiamo dialogare con le istituzioni pubbliche e i Piani di Zona, portando la voce dei poveri ai tavoli decisionali non per una semplice delega, ma per co-progettare il bene comune?
“Abbiamo bisogno di comunicare, di scoprire le ricchezze di ognuno, di valorizzare ciò che ci unisce e di guardare alle differenze come possibilità di crescita nel rispetto di tutti. È necessario un dialogo paziente e fiducioso, in modo che le persone, le famiglie e le comunità possano trasmettere i valori della propria cultura e accogliere il bene proveniente dalle esperienze altrui.” Discorso del Santo Padre in occasione dell’Incontro con le Autorità al Palazzo Presidenziale – Viaggio Apostolico di Sua Santità Francesco a Sarajevo (Bosnia ed Erzegovina), 06/06/2015