LA CASA CHE MANCA, LA POVERTÀ CHE NON SI VEDE
Nei Castelli Romani la vulnerabilità abitativa non riguarda soltanto chi è senza casa. Coinvolge anziani soli, famiglie che lavorano, genitori separati, giovani e persone che ancora non chiedono aiuto.
C’è una povertà che si vede.
E ce n’è un’altra che rimane nascosta dietro la porta di casa.
È quella dell’anziano che vive in un appartamento di proprietà ma non riesce più a pagare le bollette. È quella della famiglia che ha due stipendi, ma non riesce a sostenere insieme affitto, utenze, trasporti e spese per i figli. È quella del genitore separato che rischia di perdere la propria autonomia abitativa. È quella del giovane che si ritira progressivamente dalla vita sociale. È quella di chi avrebbe bisogno di aiuto, ma non riesce a chiedere.
È questa la nuova geografia della povertà che emerge dall’esperienza dei Centri di Ascolto e dalla mappatura dei bisogni e delle risorse realizzata dalla Caritas diocesana di Frascati nell’ambito del percorso di co-progettazione promosso da Caritas Italiana sul tema dell’abitare. La scheda di lavoro nasce proprio dall’integrazione tra dati quantitativi, lettura qualitativa, esperienza degli operatori e dei volontari, informazioni provenienti dai Centri di Ascolto e dati pubblici.
Non è soltanto una questione di case.
È una questione di dignità, di salute, di relazioni e di possibilità di costruire il proprio futuro.
Una povertà che diventa più lunga
Il quadro locale si inserisce in una trasformazione più ampia.
Il Report statistico 2026 di Caritas Italiana, Sempre più poveri, sempre più a lungo, descrive una povertà che tende sempre meno a essere un episodio temporaneo e sempre più a diventare una condizione stabile. Nel 2025 le persone sostenute dalla rete Caritas sono aumentate dell’1,7% rispetto all’anno precedente, mentre diminuisce la quota dei nuovi poveri e aumentano la povertà cronica, l’intensità del bisogno e la solitudine. (Caritas Italiana)
Particolarmente significativo è il dato sugli anziani: in dieci anni gli over 65 incontrati dalla rete Caritas sono aumentati del 191%. Nello stesso periodo la quota delle persone sole è passata dal 23,8% al 32,9%, mentre i bisogni sanitari sono cresciuti del 69%. (Caritas Italiana)
Sono numeri nazionali, ma aiutano a comprendere ciò che gli operatori incontrano quotidianamente anche sul territorio tuscolano.
La povertà non arriva più soltanto attraverso la disoccupazione.
Arriva attraverso la combinazione di più fragilità.
Una pensione bassa. Un lavoro precario. Un affitto troppo alto. Una malattia. Una separazione. Un figlio da mantenere. Un’automobile indispensabile per andare al lavoro. La solitudine.
Quando questi elementi si sommano, anche una famiglia che fino a poco tempo prima riusciva a vivere autonomamente può entrare rapidamente in una situazione di vulnerabilità.
La casa come confine tra autonomia e fragilità
L’abitare è diventato uno degli snodi fondamentali della povertà.
Il Report di Caritas Italiana evidenzia che la questione abitativa non coincide soltanto con la condizione estrema della persona senza dimora. Riguarda anche la difficoltà di sostenere affitti, utenze e spese ordinarie, oppure il vivere in condizioni precarie o inadeguate. Nel 2025 la rete Caritas ha incontrato oltre 24 mila persone senza casa o senza tetto. (Caritas Italiana)
Nel territorio di Frascati esistono strumenti pubblici destinati proprio a fronteggiare l’emergenza abitativa. Il Comune disciplina l’assegnazione temporanea di alloggi per nuclei familiari e cittadini che si trovano in condizioni di accertata difficoltà socio-economica e non riescono autonomamente a trovare una sistemazione. (Comune di Frascati)
Nel 2026 il Comune ha inoltre pubblicato un avviso per contributi integrativi destinati al pagamento dei canoni di locazione. (Comune di Frascati)
Sono strumenti importanti.
Ma la crescente complessità delle situazioni richiede anche risposte complementari: mediazione, accompagnamento, garanzie, soluzioni temporanee e percorsi verso l’autonomia.
Il paradosso dell’anziano proprietario
Tra le situazioni più significative osservate dalla Caritas di Frascati c’è quella che può essere definita come il “paradosso dell’anziano del centro storico”.
Sono persone anziane, spesso sole, che vivono in abitazioni di proprietà, talvolta ereditate, ma dispongono di redditi molto bassi.
La casa c’è.
Quello che manca sono le risorse necessarie per mantenerla.
Una bolletta energetica, le spese condominiali, un farmaco, una visita medica o una manutenzione urgente possono diventare spese impossibili da sostenere.
La proprietà dell’abitazione può inoltre rendere meno evidente la condizione di povertà.
Queste persone non corrispondono all’immagine tradizionale di chi è povero.
Non sono necessariamente senza casa.
Non sono necessariamente prive di beni.
Sono però povere di reddito disponibile, di relazioni e, talvolta, di possibilità concrete di chiedere aiuto.
È una povertà che può essere vissuta nel silenzio.
Quando una casa più economica costa di più
Una dinamica diversa riguarda le famiglie che vivono nelle aree periferiche e nei comuni di corona.
La possibilità di trovare un’abitazione a un prezzo più accessibile può comportare però maggiori costi di trasporto.
Per chi deve raggiungere quotidianamente il luogo di lavoro, accompagnare i figli, andare dal medico o accedere ai servizi, l’automobile diventa spesso indispensabile.
Così il costo della casa viene sostituito, almeno in parte, dal costo della mobilità.
È quello che la lettura della Caritas definisce come una sorta di “pendolarismo della povertà”.
La famiglia si sposta dove l’affitto è più sostenibile, ma rischia di diventare più dipendente dall’automobile e più lontana dai servizi.
In un bilancio familiare fragile basta allora un imprevisto – un guasto, una spesa sanitaria, una bolletta elevata – per rompere un equilibrio già precario.
La povertà abitativa, quindi, non può essere separata dalla geografia dei servizi, dei trasporti e delle opportunità di lavoro.
Lavorare non basta più
Uno degli aspetti più significativi della trasformazione riguarda il lavoro.
I Centri di Ascolto incontrano sempre più frequentemente persone che lavorano, ma che non riescono comunque a raggiungere una sufficiente stabilità economica.
È il fenomeno dei lavoratori poveri.
Caritas Italiana rileva che nel 2025 la presenza di lavoratori poveri assume particolare rilievo nelle fasce centrali dell’età, arrivando al 31,7% tra i 35 e i 44 anni e al 31% tra i 45 e i 54 anni tra le persone incontrate dalla rete. (Caritas Italiana)
Il lavoro, quindi, non costituisce automaticamente una protezione dalla povertà.
Nel territorio tuscolano questo fenomeno si manifesta, secondo l’osservazione dei Centri di Ascolto, attraverso lavoratori con redditi insufficienti, occupazioni discontinue, attività stagionali e situazioni familiari nelle quali il reddito disponibile non è sufficiente a coprire il costo complessivo della vita.
È cambiato anche il modo di chiedere aiuto.
Non sempre viene chiesto soltanto il sostegno alimentare.
Può essere necessario intervenire sull’affitto, sulle utenze, su una spesa imprevista, su un debito o su una situazione che rischia di condurre allo sfratto.
Le famiglie con figli: quando la povertà diventa educativa
La difficoltà economica di una famiglia non si ferma al bilancio familiare.
Quando diminuiscono le risorse disponibili, le prime rinunce possono riguardare proprio ciò che non è considerato indispensabile: sport, attività culturali, doposcuola, occasioni di socializzazione.
Il rischio è che una difficoltà economica si trasformi progressivamente in povertà educativa.
Il Report Caritas 2026 segnala che il 52% delle persone seguite dalla rete vive con figli minori. (Caritas Italiana)
Il dato è particolarmente importante perché ricorda che aiutare una famiglia significa anche proteggere il percorso di crescita dei bambini e dei ragazzi.
L’abitare, in questo senso, è una politica educativa.
Una casa stabile permette ai figli di studiare, avere uno spazio personale, mantenere relazioni e frequentare la scuola con maggiore continuità.
La povertà che non arriva allo sportello
C’è poi una domanda più difficile.
Chi non arriva alla Caritas?
La mappatura della Caritas di Frascati dedica particolare attenzione a questa domanda.
L’esperienza dei Centri di Ascolto fa emergere l’esistenza di persone che possono vivere situazioni di vulnerabilità senza entrare in contatto con i servizi.
Sono anziani isolati.
Sono famiglie che hanno perso rapidamente sicurezza economica ma continuano a cercare di mantenere un’immagine di normalità.
Sono giovani che interrompono gli studi o il lavoro e progressivamente si chiudono nella propria casa.
Sono persone che non conoscono i servizi o non riescono a superare le barriere burocratiche e linguistiche.
Ma soprattutto sono persone che provano vergogna.
Nei territori dove le relazioni sono strette e le comunità si conoscono, chiedere aiuto può essere vissuto come una dichiarazione pubblica del proprio fallimento.
Per questo la prossima frontiera della Caritas non può essere soltanto quella di aspettare.
Deve essere anche quella di andare incontro.
Le risorse ci sono. La sfida è metterle in relazione
Il territorio dispone di una pluralità di soggetti: servizi sociali, sistema sanitario, enti locali, Terzo settore, parrocchie, associazioni e realtà ecclesiali.
Il problema non è soltanto l’esistenza delle risorse, ma la capacità di collegarle.
La stessa scheda della Caritas individua come direzione di lavoro il passaggio da una logica di semplice invio a una logica di co-progettazione: condividere informazioni, leggere insieme i bisogni, costruire risposte coordinate.
La Caritas non può e non deve sostituire i servizi pubblici.
Può però svolgere una funzione preziosa: ascoltare ciò che accade prima che diventi statistica, raccogliere i segnali che arrivano dalla vita quotidiana e portarli nei luoghi dove si prendono le decisioni.
La povertà, infatti, spesso cambia prima nelle storie delle persone e soltanto dopo nei numeri.
L’emergenza abitativa ha bisogno di un “tempo intermedio”
Una delle questioni più urgenti riguarda le persone che perdono improvvisamente la propria abitazione.
Tra la casa perduta e la soluzione definitiva esiste un vuoto.
È il tempo dello sfratto, della separazione, della perdita del lavoro, dell’emergenza familiare.
Per queste situazioni servono risposte temporanee ma dignitose: alloggi di transizione, co-housing sociale, forme di micro-accoglienza, garanzie per i proprietari e percorsi di accompagnamento.
La logica non deve essere quella di creare dipendenza dall’assistenza.
Al contrario, l’obiettivo deve essere utilizzare l’accoglienza temporanea come un ponte verso l’autonomia.
La casa diventa così il primo passo per ricostruire il resto.
Un patrimonio inutilizzato può diventare una risposta
Da qui nasce una possibilità concreta per il territorio.
Esistono immobili inutilizzati, spazi che potrebbero essere valorizzati, patrimoni ecclesiali e realtà private che potrebbero essere coinvolti in progetti sociali.
Non si tratta semplicemente di mettere a disposizione delle stanze.
Un progetto abitativo efficace richiede accompagnamento sociale, responsabilità, regole chiare, mediazione con i proprietari, orientamento al lavoro e un progetto individuale.
La casa non è il punto di arrivo.
È il luogo dal quale può ricominciare un percorso.
Il ruolo delle comunità cristiane
Questa trasformazione interpella anche le comunità cristiane.
La carità non può ridursi alla risposta all’emergenza.
Deve essere anche capacità di riconoscere ciò che sta accadendo prima che diventi emergenza.
Un anziano che non esce più di casa.
Una famiglia che improvvisamente rinuncia a tutto.
Un giovane che si isola.
Un padre separato che non riesce più a sostenere il costo della casa.
Sono tutti segnali che chiedono uno sguardo capace di andare oltre il bisogno immediato.
La parrocchia può essere un luogo di prossimità, ma non può essere lasciata sola. Ha bisogno di competenze, formazione, collaborazione con i servizi e nuove modalità per incontrare le generazioni più giovani.
La comunità cristiana è chiamata a essere presenza, non soltanto prestazione.
CINQUE DATI PER LEGGERE LA NUOVA POVERTÀ
191%
L’aumento, in dieci anni, degli over 65 incontrati dalla rete Caritas.
32,9%
La quota delle persone sole tra quelle incontrate dalla rete Caritas, salita dal 23,8% in dieci anni.
+69%
L’incremento dei bisogni sanitari rilevati dalla rete Caritas nello stesso periodo.
52%
La quota delle persone seguite dalla rete Caritas che vive con figli minori.
Oltre 24.000
Le persone “senza casa” o “senza tetto” incontrate dalla rete Caritas nel 2025.
Fonte: Caritas Italiana, Report statistico 2026. (Caritas Italiana)
FRASCATI: LE RISPOSTE PUBBLICHE ALL’EMERGENZA ABITATIVA
Il territorio dispone già di strumenti istituzionali.
Il Comune di Frascati disciplina l’assegnazione temporanea di alloggi destinati a fronteggiare situazioni di emergenza abitativa per persone e nuclei familiari in condizioni di difficoltà socio-economica. (Comune di Frascati)
Nel 2026 è stato inoltre pubblicato un avviso per la concessione di contributi integrativi per il pagamento dei canoni di locazione, con scadenza delle domande fissata al 31 marzo 2026. (Comune di Frascati)
Questi strumenti costituiscono una parte della risposta. La sfida successiva è costruire una rete capace di accompagnare le persone anche prima e dopo l’emergenza.
LA PROPOSTA: DALL’EMERGENZA ALL’AUTONOMIA
La lettura dei Centri di Ascolto suggerisce alcune priorità:
- Conoscere meglio il territorio.
Integrare dati pubblici, osservazioni dei Centri di Ascolto e informazioni degli altri servizi. - Intercettare la povertà sommersa.
Raggiungere anziani soli, famiglie impoverite e giovani che non entrano spontaneamente nei servizi. - Rafforzare le risposte abitative temporanee.
Sviluppare forme di co-housing, micro-accoglienza e alloggi di transizione. - Rafforzare la collaborazione istituzionale.
Passare dal semplice invio delle persone alla progettazione condivisa delle risposte. - Difendere la dignità.
Costruire servizi capaci di accogliere senza umiliare, proteggendo la privacy e valorizzando le capacità della persona.
NON ESISTE UNA SOLA POVERTÀ
La fotografia dei Castelli Romani restituisce una realtà complessa.
Nei centri storici può essere più difficile vedere la povertà dell’anziano solo, proprietario di una casa ma privo di risorse sufficienti.
Nelle periferie può emergere maggiormente la vulnerabilità delle famiglie con figli, il peso dei trasporti, la povertà energetica e il rischio di povertà educativa.
Tra queste due realtà si muovono lavoratori poveri, persone separate, giovani isolati, famiglie che hanno consumato i propri risparmi e persone che ancora non hanno trovato il coraggio di chiedere aiuto.
La povertà non ha più un solo volto.
E forse proprio per questo la prima risposta deve essere imparare a riconoscerla.
Perché una casa non è soltanto quattro mura.
È il luogo nel quale una persona può sentirsi al sicuro, crescere i propri figli, curarsi, costruire relazioni e immaginare il futuro.
Quando quella sicurezza viene meno, non è in gioco soltanto l’abitazione.
È in gioco la possibilità stessa di continuare a sentirsi parte di una comunità.
La sfida della Caritas, allora, non è semplicemente trovare una casa a chi l’ha perduta.
È contribuire a costruire un territorio nel quale nessuno debba perdere la propria dignità prima di poter essere aiutato.
Fonti essenziali
Caritas Italiana, Report statistico 2026 – Sempre più poveri, sempre più a lungo, 16 giugno 2026. (Caritas Italiana)
Caritas Italiana, Osservatori delle Povertà e delle Risorse e strumenti di osservazione territoriale.
Caritas diocesana di Frascati, Mappa dei bisogni e delle risorse del territorio – Tavolo Abitare 4, 2026.
Comune di Frascati, Regolamento emergenza abitativa. (Comune di Frascati)
Comune di Frascati, Avviso pubblico per la concessione di contributi per il pagamento dei canoni di locazione – anno 2025, pubblicato nel 2026. (Comune di Frascati)
Nota metodologica: i dati relativi all’esperienza specifica dei Centri di Ascolto della Diocesi di Frascati sono riportati come evidenze della mappatura territoriale della Caritas e non vengono presentati come statistiche ufficiali riferite all’intera popolazione dei Castelli Romani.